Anche a Oriente, se è per questo, e a destra e a sinistra. In alto e in basso. Perché Tuono Pettinato – l’Uomo, l’Artista – non si preclude possibilità né orientamento alcuno. Dopo gli inizi colti – c’è Borges nel suo passato, e in una sua fondamentale scelta di vita – oggi il Grande Pisano indaga la Vita Vera. E, tra i tanti, al centro della sua Arte oggi ci sono gli Umili, i Diseredati, i Randagi. I Bastardi. Creature a cui in un universo parallelo la crudeltà dell’uomo non risparmia lo spietato rito dell’Abbandono in Autostrada e che l’occhio di Tuono Pettinato, privo di qualsiasi soggezione nei confronti del buon senso e delle convenzioni, ritrae nell’ancor più indicibile follia della guerra. Preludio all’inevitabile disagio esistenziale e all’angoscia dei Reduci.
Tutto Nam Hotel è questo: una teoria di accostamenti dall’incongruità spiazzante, espediente suo tipico a cui nel tempo Tuono Pettinato ci ha preparati sì, ma mai del tutto. E anche stavolta il Principe degli Arguti Diminutivi, il Vate dei Fulminanti Vezzeggiativi, il Bardo della Carineria più straniante e lontana da affettati manierismi che la Cultura italiana ricordi (e magari dimentichi; ma datele tempo) non delude chi negli ultimi anni ha fatto di tutto per rincorrerne le centellinate, mai visibilissime produzioni: la capacità di esaltare il wild side della Normalità più eversiva, di rincorrere e raggiungere il Paradosso, superandolo in curva, di mettere alla berlina l’ottusità del Pensiero Dominante. In Nam Hotel questa capacità è tutta lì, in bella vista. Con un ringraziamento speciale e più che mai ammodino a Giuseppe Novello, che Garbo e Arguzia del Nostro avrebbe apprezzato, e di molto.
Andrea Plazzi (Bologna, novembre 2009)